mercoledì 5 settembre 2012

Anna Keira Karenina



Ieri sera, 4 settembre, al cinema Odeon di Leicester Square, a Londra, si è tenuta la première mondiale del film “Anna Karenina”diretto dal regista Joe Wright; in Italia arriverà il 16 novembre. Intanto possiamo ammirare la protagonista, l’attrice Keira Knightley, sul red carpet della première mentre letteralmente brilla, fasciata in un abito Chanel color pesca tenue, con applicazioni floreali e giochi di trasparenze: in vita una cintura color argento. La creazione firmata Chanel la rende, se possibile, ancora più bella. Oltre all’abito due scelte vincenti: il raccolto morbido e naturale dei capelli e un trucco leggero, sfumato sugli occhi e labbra nude. Aspettiamo allora Anna…

Storia della moda: Dior e il New Look


Il 12 febbraio del 1947 Christian Dior presenta la prima collezione a suo nome e diviene immediatamente il simbolo di un profondo rinnovamento nell’alta moda parigina. I giornali di Parigi erano in sciopero, ma la sfilata produsse un’eco persino in America, dove la giornalista Carmel Snow, direttrice di “Harper’s Bazaar” esclamò: “It’s a new look!”. Lo sconosciuto Dior trova la fama a quarant’anni attraverso un esaltante ritorno alla femminilità e alla reintroduzione di gonne lunghe e gonfie, modello corolle, con la vita strizzata in giacchini-corpetto. Il corsetto, dal sapore vagamente ottocentesco, ridefinisce le linee del corpo femminile esaltando le rotondità dei fianchi e del seno, creando un’immagine nuova, ma vagamente retrò. La donna proposta dalla collezione Corolle, successivamente denominata New Look, è appunto una donna nuova, ma contemporaneamente antica, dalla femminilità pronunciata: indossa gonne in seta ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume e rendere il portamento più aggraziato e leggero.
L’idea vincente di Dior consiste nell’aver preso come ispirazione, le epoche più francesi per antonomasia della storia francese, vale a dire il Settecento e la Belle Epoque, con l’accentuazione dei volumi: l’orlo del modello “Diorama” del 1947 ha una circonferenza di quaranta metri. Il desiderio di un rinnovato benessere dopo gli orrori della guerra, ha un corrispondente nella moda lussuosa e nella ricerca estetica proposte da Dior. Il New Look, esportato in America, viene ripreso in materiali low cost nei magazzini di Prȇt-à-Porter e, nel 1954 Dior costituisce da solo circa la metà delle esportazioni di alta moda verso gli Stati Uniti. Infine, nel 2008 John Galliano riadatta per la maison Dior il New Look, in una versione fashion e attuale denominata Fresh Couture.


martedì 4 settembre 2012

Accessori: la borsa


Secondo Freud  e i suoi studi in campo psicoanalitico la borsa simboleggerebbe l’utero e il senso materno delle donne, per altri studiosi rappresenterebbe una sorta di tetto affettivo e la sua capienza indicherebbe il desiderio di non separarsi mai da ciò che si ha di più caro. Effettivamente richiama l’idea del baule da viaggio ottocentesco e l’archetipo del nido. Paroloni per dire che ad esempio io ho un gran senso materno, affettivo e nidificherò molto spesso stando a queste conclusioni!
Ora se trovate una donna (bè si forse mia madre a cui non assomiglio) che non ama le borse ditemelo. Maxi, micro, pochette, shopper, it bag, non importa perché ci mettiamo dentro il nostro mondo e guai a chi non autorizzato, ci guarda dentro!!!

Storicamente la borsa (da uomo in primis) compare nel medioevo ed è una semplice sacca: poche in francese che giunge in soccorso a uomini vestiti in calzamaglia i quali non saprebbero dove riporre i loro oggetti. La borsa nei secoli si trasforma e le donne iniziano presto a farne ampio uso.
A prediligere modelli capienti pare siano le donne in carriera o con figli, oppure donne che con le maxi bag vogliono distinguersi, mostrare il loro lato “aggressivo” sottolineando la scarsa frivolezza. Non so se ciò corrisponda al vero, so che amo moltissimo le borse di grandi dimensioni, ma non posso permettermele…regola base: se sei minuta no all’effetto valigia!!! In ogni caso niente panico: esistono le mezze misure e io mi compiaccio comunque della moda delle maxi bag che ha messo fine alla tragedia delle micro; mi ricordo che uscivo con borse microscopiche non sapendo neppure dove mettere il cellulare!!! In mini troviamo però adorabili pochette (appunto da poche cioè tasca) e clutch: venero la timeless di Chanel.
Le più famose? Ovviamente partiamo da marchi come Louis Vuitton, Chanel, Gucci, Hermes e Balenciaga, Dior.
Louis Vuitton crea nel 1933, ispirandosi al classico borsone da viaggio, quello che è divenuto il modello più imitato della storia, ovvero il bauletto Speedy, in morbida tela monogram disponibile in varianti di colore e fantasia. Hermes invece realizza una borsa da usare come porta sella nelle battute di caccia, poi adottata dal pubblico femminile e resa celebre da Grace Kelly di cui porterà il nome. Nel febbraio del 1955 Mademoiselle Chanel crea la borsa nota appunto come 2.55 o guilt’n’kilt. In pelle, caratterizzata da un effetto matelassè è arricchita da un’elegante chiusura a fermaglio e dalla catena a tracolla, dopo tutti questi anni è ancora il sogno di milioni di donne di tutte le età. Infine la Birkin (dal nome di Jane Birkin), uno degli accessori più ricercati. Ha fatto la sua comparsa in molti film e serie tv e rappresenta un simbolo del lusso femminile; spesso è il regalo che una donna si concede alla nascita del primo figlio.
Ho scritto di borse effettivamente molto costose, quella più economica è la Speedy di LV, le altre vertono su cifre che ovviamente in poche ci possiamo permettere. Io punto alla Neverfull di Louis Vuitton da anni (non del tutto proibitiva)…vedremo!
In ogni caso tenete conto di alcune cose prima di lanciarvi in qualsiasi acquisto, soprattutto se pensate ad una borsa griffata. La borsa va provata, non uscite mai dal negozio senza averci fatto la classica sfilata davanti allo specchio, dovete sentirla, provarla, toccarla, in quel momento capirete se davvero è “la vostra borsa” o era tanto bella in vetrina, ma su di voi non fa l’effetto sperato, perché poi la borsa è come vivesse di vita propria, è staccata da voi per cui se non siete come marito e moglie ben assortite, rischiate di fallire il connubio. Ricordatevi del perché la volete acquistare, se per il tempo libero, l’università, per un’occasione speciale o per il lavoro: in questo modo capirete se risponde ai requisiti da voi richiesti. In ultimo come accennavo prima, le dimensioni devono corrispondervi: niente micro bag se siete molto alte e formose, niente maxi se siete alte come me un metro e una mela!


Vi ho parlato di borse molto costose, ma ovviamente le regole valgono per ogni tipo di borsa, che costi dieci euro o mille, abbiatene cura, usatela, vivetela e amatela e se non possiamo permetterci il lusso evitiamo la contraffazione credo abbia davvero poco senso, in commercio esistono bellissime borse di tutti i prezzi sta a noi avere buon gusto nello sceglierle!!!!

lunedì 3 settembre 2012

Principesse di stile

Principessa si nasce o si diventa? Per quanto riguarda Charlotte Casiraghi lei lo è per titolo di nascita e per stile. Credo sia una delle giovani donne con più grazia, bellezza ed eleganza che abbia mai visto il pianeta. Fra l'altro al limite ereditata da nonna Grace perchè il resto della famiglia (nobless oblige) è piuttosto rozzo; forse ci prova giusto la madre Caroline a tenere in alto il vessillo dei Grimaldi o per meglio dire dei Kelly data la genia paterna, mi sa che letteralmente la grazia apparteneva ai geni materni. In ogni caso Charlotte oltre ad essere bellissima (la preferisco ai fratelli ed è tutto dire) è sempre affascinante in ogni mise che propone, ha un fascino senza tempo, un volto fresco (non solo per la giovane età) e un'eleganza di portamento da fare invidia a chiunque (Kate Middleton non regge neppure un decimo di paragone).
L'abbiamo ammirata lo scorso luglio al matrimonio dello zio erede al trono, Alberto di Monaco, sfoggiare un abito Chanel disegnato solo per lei da Karl Lagerfeld amico di famiglia. Un tubino rosa carico con sandalo stiletto e veletta total black: giuro ho sbavato su quell'abito e su di lei da quanto era perfetta. L'unica che si salvava a quelle nozze insieme all'abito della sposa firmato Armani.


Ora Charlotte è di diritto testimonial Gucci e spero diverrà il volto di molte campagne pubblicitarie, lei lo merita a prescindere dai nobili natali!
Charlotte veste Gucci alla 69° Mostra del Cinema di Venezia

The Little Black Dress


Una sera del 1920 Coco Chanel a teatro, rimane disgustata dai colori vivaci e abbaglianti dei vestiti indossati dalle signore, che riescono a interferire persino con le luci della ribalta. Si rende conto che la moda necessita di un forte cambiamento, di un sorpasso immediato.
Rifiuta così i tessuti che ostentano eccessivamente, preferendo il crȇpe per creare semplici guaine nere. Realizza un abito dallo scollo rotondo, con maniche lunghe e aderenti e una gonna appena sotto il ginocchio, senza ricami, drappeggi, frange o paillettes, nulla che non sia la semplicità della purezza delle linee. La protesta giunge immediata, i suoi diretti concorrenti definiscono le donne vestite da Chanel “delle telegrafiste malnutrite, senza fianchi né seno”. Il democratico abito nero però riscuote successo immediato e viene immediatamente soprannominato “l’uniforme delle donne moderne”, ma meglio ancora nel 1926 “Vogue” lo definisce “La Ford della moda”, tributando al vestito l’elegante linea slanciata, fonte del successo dell’automobile. Chanel applica all’abito proprio la semplicità radicale della Ford e lo fa divenire un’icona nella storia della moda.
Inizialmente l’abito rimane semplice e discreto, ma a poco a poco, nel rispetto dell’eleganza che la contraddistingue, Chanel ne modifica leggermente la linea attraverso alcune pieghe e balze poste sull’orlo della gonna e una cappa drappeggiata che copre la parte superiore della tunica. Suggerisce di indossare gli abiti più semplici nel pomeriggio, quelli più chic per la sera o per le occasioni importanti, ma rigorosamente neri in ambedue i casi. Evocando “l’audacia dell’inconsistenza”, attraverso il crȇpe usato da entrambi i lati, crea un effetto contemporaneamente opaco e lucido. Innamorata dei contrasti, inserisce guarnizioni totalmente bianche, come il colletto e i polsini, i fiori e le collane di perle, il più delle volte smaccatamente finte. I vari motivi del fascino esercitato su di lei dal nero sono stati analizzati nelle sue biografie, risalendo alla morte prematura della madre e alla sua infanzia trascorsa nell’orfanotrofio di Aubazine. Il nero, in tal caso, simboleggerebbe il colore della solitudine, visto attraverso le tonache delle suore. Soprattutto, però, il nero è il colore della morte, dell’abisso in cui sprofonda dopo la perdita di Arthur Capel (Boy) e che la spinge a desiderare il nero come unico compagno di vita, tra le mura domestiche, negli abiti, nel profondo della sua anima. Probabilmente si possono avanzare mille ipotesi su questa predilezione, ma forse l’unica a non essere solo una congettura è quella della semplice preferenza in base a un senso estetico, maturato in ambienti austeri e sobri.
Il nero, così come tutti i colori scuri o le tinte neutre, è scelto da coloro che vogliono indossare abiti discreti, che non attirino eccessivamente gli sguardi altrui, ma garantiscano l’eleganza necessaria ad acuire il fascino della persona che li indossa.
Donne famose come Jackie Kennedy, Audrey Hepburn e Catherine Deneuve hanno spesso indossato il classico abito nero nato dal genio di Chanel e poi rivisitato dai vari stilisti. L’attrice di Colazione da Tiffany di Blake Edwards del 1961, rende leggendario il tubino nero. Il film inizia con l’inquadratura della Fifth avenue all’alba, in cui Audrey Hepburn cammina leggera protetta da un paio di occhiali da sole e avvolta in un abito molto semplice, ma perfetto, in questo caso firmato Givenchy, e illuminato da una cascata di perle. Catherine Deneuve ne indossa un altro bellissimo, firmato Yves Saint Laurent, in Bella di giorno di Luis Buñuel del 1967, confermando la propria eleganza sofisticata anche nel ruolo di una prostituta.
Coco Chanel ha puntato sul nero e ha vinto la sua scommessa.

Dopo questi accenni storici sul Little Black Dress ecco alcuni consigli di base:

evitiamo di indossarlo ad un matrimonio. Anche se ormai come pratica appare sdoganata io opterei per tinte diverse, in fondo abbiamo ampia gamma; le scarpe possono essere in sintonia cromatica, ma allora “stacchiamo” il tutto con la borsa e preferiamo una gamba nuda o calze velate (il 50 denari fa un po’ muta da sub). Se poi vogliamo indossarlo con un golfino, niente bianco che fa tanto cameriera, ma preferiamo i beige, i rosa, i verdi in tonalità pastello. Tocco fashion? Un cinturino in vita magari con fiocco. La lunghezza può variare, ma mai troppo sopra al ginocchio e se avete tanto seno preferite uno scollo a barca, viceversa uno scollo a V.
Buon acquisto: è d’obbligo!!!

domenica 2 settembre 2012

La rubrica della domenica

Lo hanno scritto e delineato ovunque quest'anno rigorosamente regnerà il prugna!!! Piaccia o meno troveremo questo trend per tutto l'inverno, ma la mia consolazione è che per fortuna accanto alle tinte pastello (vi giuro le adoro, ma non proponetemele perennemente potrei patire di stomaco) possiamo osare tinte strong nella declinazione più bella del viola, quella che tende al rosso. Tanto come sempre il nero ci salverà!
Vi propongo un modello Alexander McQueen davvero spettacolare.

Buona domenica!

sabato 1 settembre 2012

I capelli e il trauma estivo


Ed eccoci qui siamo quasi al cambio di stagione e volevo parlare di un problema che in realtà mi affligge da tutta l’estate: i capelli!

Quando Niccolò Fabi cantava “Io vivo sempre insieme ai miei capelli” pensavo, “caro eccome, pure io, anzi i miei capelli vivono insieme a me”. Perfetto vi ho detto che adoro i miei capelli e in estate è la tragedia delle tragedie. Vivo al mare (ok grande fortuna, ma anche grande umidità) e quindi ho imparato a proteggerli molto durante i bagni in acqua salata e durante l’esposizione al sole. Al di là dell’uso di prodotti specifici che ormai non consiglio neppure, sembro una mondina perché metto sempre un fazzoletto in testa quando sono in spiaggia e viva la chiccheria direi!!! Dovreste vedere l’orrore, ma almeno evito che si sfibrino e che sbiadisca troppo il colore (naturali o meno che siano il sole è deleterio per la vostra tinta di capelli). Figurarsi se però la passo liscia, nemico numero due: il caldo. Sudore e calore fanno sì che i miei capelli stiano come d’autunno sugli alberi le foglie e cadano in modo smisurato (in agosto temo sempre di risvegliarmi calva, altro che cadono le castagne, cadono i capelli). Detto ciò la caduta naturalmente si arresta con l’arrivo del fresco e loro ed io torniamo letteralmente a respirare (via pinze ed elastici che certo non favoriscono la salute del capello).
Veniamo ora al dunque. Se li avete protetti in estate, non dovrete fare altro che idratarli un po’ di più del solito nel prossimo mese e magari farvi dare una spuntatina dal parrucchiere che potrebbe anche consigliarvi uno shampoo e una maschera adatti a ricostituire al meglio il film idrolipidico della vostra chioma. Se invece vi ritrovate con capelli opachi e sfibrati, un bel taglio (non serve un look nazi eh) non può fare che bene e successivamente, stessa cosa di cui dicevo sopra, creme e oli nutrienti che vi aiuteranno sicuramente. Se in più notate che ne perdete troppi e la caduta non si arresta, prima di disperarvi vi consiglio semplicemente delle fiale anticaduta Collistar: sono a buon prezzo e funzionano risolvendo il problema (ovviamente se causato solo da stress da agenti atmosferici).
Infine cosa uso io? E qui direte: “bella scoperta lo usano tutte”. Uso olio di Argan della linea Moroccanoil  in vendita solo nei saloni professionali; l’unico di cui sono completamente soddisfatta. Ne ho provati tantissimi, ma onestamente non vedevo risultati soddisfacenti. Questo prodotto invece (forse perché davvero contiene olio di Argan e non parenti lontanissimi, neppure affini) rende i miei capelli lucidi, forti e morbidissimi.
L’olio di Argan si ottiene dal frutto di una pianta, l’Argania spinosa che cresce prevalentemente in Marocco ed è molto importante nella cultura berbera, perché negli ultimi anni è divenuta il simbolo della lotta alla desertificazione. Di solito l’olio viene prodotto da cooperative di donne che ne curano raccolta e produzione. Ricco di acidi grassi e vitamina E, nutre, protegge e idrata la pelle, rigenera la struttura dei capelli, dà nuova lucidità e morbidezza rendendoli forti e belli come quelli dei bambini. Provatelo, oltretutto si distribuisce facilmente, non unge e ha un buon profumo, accertatevi solo che sia puro. Usatelo tutto l'anno, anche nella stagione fredda, soprattutto se vivete in città, vi aiuterà anche a difendere i vostri capelli dai danni dell'inquinamento.