venerdì 5 ottobre 2012

Violet Edition


Il must di stagione per quanto riguarda il make up è il viola. Ce lo hanno ripetuto a nausea e lo abbiamo capito, ma riusciamo a conciliarlo con il nostro tipo di incarnato? Ho già scritto qui sul blog che il problema principale è non sembrare uscite dall’oltretomba o pronte per una serata fra vampiri e se siete chiare di pelle e con capelli scuri come me è un attimo: Dracula calling!
Ho preso in prestito un consiglio di Clio make up e mi sono detta “proviamo a vedere se rende”.
Nella mia trousse ho trovato un rossetto viola (ok le tendenze, ma non è che fino allo scorso anno di viola neppure l’ombra) Dior, nello specifico Dior Addict fashionable plum 943 un color prugna molto scuro che non so se esiste ancora. L’ho messo e ho accompagnato il tutto con una terra aranciata e un trucco occhi sul marrone bronzo, può sembrare un’accozzaglia, in realtà evita nettamente “l’effetto Halloween”.  Forte del primo esperimento, ho acquistato una tinta Yves  Saint Laurent la n. 1 Violet edition e l’ho abbinata al mio blush D&G tonalità sole (il trucco occhi era sul grigio e non avevo voglia di struccarmi), ma posso garantirvi che era un connubio perfetto. Sono mora per cui vi assicuro che il rischio dark è sempre in agguato soprattutto con un rossetto molto scuro che accentua il bianco dei denti e del viso, contornato da capelli quasi neri: con fard o terra aranciati il problema svanisce. 


Se poi i vampiri vi intrigano, di sera potete anche osare il look, facendo molta attenzione ai vari dettagli del trucco.

giovedì 4 ottobre 2012

Ultime sfilate parigine

Se vi siete perse la sfilata di Louis Vuitton, la Maison recupera attraverso il suo sito, vi lascio il link per vederla...Preparatevi a scacchi bianchi e giallo evidenziatore e tanto fluo. Nota piacevole: decolléte a punta meravigliose!




Una leggenda chiamata N. 5


Coco Chanel durante un breve soggiorno in Costa Azzurra, decide di far visita a Ernest Beaux, amico di alcuni suoi importanti contatti e chimico nel settore dei profumi. L’uomo lavora a Grasse e Chanel gli deve in parte il successo del suo primo profumo: Chanel N. 5. 

In quel periodo il profumiere stava lavorando sulle aldeidi, prodotti di sintesi molto efficaci nel conferire maggiore leggerezza alle materie prime, ma relativamente instabili e dunque molto costosi. Il chimico trova un accordo con Mademoiselle e le sottopone, nell’arco dell’anno 1921, due serie di campioni numerati, tra i quali lei sceglie il numero cinque. Beaux dichiara di aver miscelato ben ottantatre ingredienti, tra cui una prevalenza di gelsomino e una forte dose di aldeidi. Sostiene di aver ricreato la sensazione provata durante un soggiorno nella regione artica, dove aveva respirato il fresco profumo esalato dai laghi e dai fiumi sotto il sole di mezzanotte. In concomitanza con il lancio della sua nuova collezione, il 5 maggio del 1921, Gabrielle presenta lo Chanel n. 5. Il profumo ricorda difficilmente un sentore di fiori già conosciuto, né si riesce a paragonarlo a un bouquet di fiori riconoscibile, piuttosto sembra un’astrazione fiorita, creata dal nulla per sedurre misteriosamente chiunque la scopre. Il profumo è al contempo moderno e classico come Chanel, semplice, ma di un’assoluta eleganza e dal giorno della sua comparsa incanta e stupisce come fosse stato appena ideato. Le informazioni sui reali componenti, tracciano come note di testa il Neroli, l’arancio amaro di Grasse, l’ylang-ylang delle Comore e una miscela di aldeidi; il cuore del profumo è composto dal gelsomino di Grasse e dalla rosa di maggio; le note di fondo uniscono all’accordo del sandalo il vetiver e la vaniglia di Bourbon. Un profumo di eterna femminilità, glorificato dalle più belle donne del pianeta, dalla leggendaria Marilyn Monroe, che lo pubblicizza involontariamente nel 1954 con la  dichiarazione ormai divenuta una frase cult “Vado a letto solo con due gocce di Chanel n. 5”, a Catherine Deneuve nel 1970, fino a Nicole Kidman, che nel 2004 gira una pubblicità televisiva di gran pregio per la regia di Baz Luhrmann, ispirata al film Moulin Rouge del 2001. Per l’occasione la Kidman indossa sulla schiena nuda, una collana lunga un metro, in oro 18 carati e comprendente 320 diamanti per un totale di 13 carati. La collana mostra un ciondolo di forma circolare con al centro la scritta N. 5. Il gioiello non è in vendita, ma fa parte dell’archivio della pregiata gioielleria Chanel. La qualità del profumo è altissima, e proprio per questo il gelsomino di Grasse, la fragranza più costosa, viene realmente coltivato nel sud della Francia, in giardini riservati a Chanel, dove è controllato costantemente. Coco desiderava che N. 5 fosse il più costoso profumo al mondo e naturalmente è riuscita nel suo intento. A quell’epoca i profumi erano accomunati da involucri fantasiosi: i produttori di cristalli si sbizzarrivano a creare flaconi dalle forme estremamente varie e sovraccariche di ornamento. Gabrielle storce il naso di fronte a quelle ridicolaggini e innamorata com’è del rigore e della semplicità, impone un flacone minimalista a forma di parallelepipedo, che permette di ammirare in tutto il suo splendore il prezioso liquido dorato che racchiude. Il flacone non deve in alcun modo oscurare il vero oggetto del desiderio e dunque deve essere il più funzionale possibile. Chanel ne sceglie uno dalle linee Art Déco, senza alcuna traccia di decorativismo. Dal 1924, per non esporsi al giudizio di eccessiva austerità dell’oggetto, il tappo viene sfaccettato attraverso un taglio a smeraldo e gli angoli del flacone vengono arrotondati. Il gusto per la semplicità, manifestato nella scelta del nome e del flacone, si riscontra nell’intero packaging e quindi anche nell’etichettatura: un rettangolo bianco su cui risalta il cognome Chanel in caratteri neri. 

Alla fine del 2008, la società di produzione di profumi Chanel lancia sul mercato una reinterpretazione dello storico profumo. Il lancio pubblicitario reca lo slogan “E se fosse la prima volta…?”, presentando nuovamente una fragranza astratta che ricorda la freschezza della rugiada del mattino, con la rosa e il gelsomino a offrire delicate trasparenze. Una riedizione di N. 5 connotata da tonalità più delicate e chiamata appunto N. 5 Eau Première.

mercoledì 3 ottobre 2012

15 minuti di miu miu

Alcuni minuti di estasi fashion...

McQueen

Ed ora tutte apicultrici con Sarah Burton per Alexander McQueen (citazione adattissima della mia amica Francesca).

Kaiser Karl e le nuove 2.55

Sfila l'attesissima collezione primavera/estate 2013 Chanel e cosa vediamo? Strane ed "inquietanti" riedizioni della 2.55...AIUTO!! Alcune in plastica colorata stile Lego, altre dai colori un po' eccentrici. Spettacolare quella oversize che somiglia ad un hula hoop, indossata con nonchalance da una modella in costume intero: manca un criceto che fa la ruota e poi ci siamo!


Per fortuna la collezione non delude spaziando da tocchi originali e connotati Lagerfeld (guantini in pelle, spalline imbottite e a palloncino: una sorta di donna in versione astronauta glam), ad abiti bon ton con ricami floreali e tanto bianco e nero classico ed elegante. Un mini dress bianco con pallini argento applicati potrebbe tranquillamente essere indossato come originale wedding dress. Guardare per credere...

martedì 2 ottobre 2012

Givenchy pour couture


Parigi: palestra del Licée Carnet si svolge la sfilata Givenchy.

Non non me l’aspettavo così, non perché non mi piaccia Riccardo Tisci, anzi lo stilista italiano è fra i miei preferiti, ma ci aveva abituato ad un’idea di moda sensuale e piuttosto dark, sempre definita in black&white con i bianchi purissimi che incantavano, però nulla di celestiale come ciò che ci presenta oggi. Niente decori e ricami, ma purezza di linee e colori pastello dal celeste al nude, al nero passepartout. Le modelle volano su delicati ed eterei sandali in plexiglass trasparente aleggiando su stupende bluse azzurro cielo trattenute sulle spalle o ai fianchi da sottili barrette in metallo.

 “Sono tornato ai miei codici e a quelli della maison - spiega Riccardo Tisci nel backstage - a me piace la grafica, il rigore architettonico, l'estrema pulizia delle forme, mentre Hubert de Givenchy negli anni Sessanta ha fatto stupendi modelli couture ispirati dagli abiti delle monache”. In effetti di monacale gli abiti hanno il retrogusto, le linee essenziali e austere che non seducono, ma vestono di stile ed eleganza. Tisci come Guesquiere per Balenciaga e Consuelo Castiglioni per Marni sembra stia lavorando ad un'immagine femminile che parte dalla tradizione della couture e arriva all'evoluzione delle donne di oggi.